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In una determinata zona, il rischio sismico può essere misurato dall'entità del danno che ci si può aspettare, in un intervallo di tempo stabilito, a seguito dei terremoti. Il rischio può essere valutato in termini di: vittime, costo economico, danno alle costruzioni. Rischio e pericolo stanno nello stesso rapporto di causa ed effetto: infatti  il pericolo è rappresentato dal terremoto che può colpire una certa area (la causa); il rischio è rappresentato dalle sue possibili conseguenze, cioè dal danno che ci si può attendere (l'effetto). La definizione del rischio viene influenzata, oltre che dalla pericolosità, anche dalle caratteristiche del territorio.

RISCHIO SISMICO = TERREMOTI x EDIFICI VULNERABILI x BENI ESPOSTI

Per definire il livello di rischio di un territorio occorre conoscere: la sua sismicità, cioè la frequenza dei terremoti e la loro intensità, la modalità di costruzione delle opere, quantità e qualità dei beni esposti, densità della popolazione.
A parità di frequenza e di intensità dei terremoti, il rischio è nullo dove non esistono edifici, beni esposti, popolazione; mentre aree densamente popolate, o caratterizzate da costruzioni poco resistenti allo scuotimento di un'onda sismica, presentano un rischio elevato.

Classificazione sismica

I quattro livelli in cui sono stati catalogati tutti i Comuni italiani sono i seguenti:

Zona "1" - È la zona più pericolosa, dove possono verificarsi terremoti di forte intensità;
Zona "2" - È la zona dove è possibile il verificarsi di terremoti di intensità abbastanza forte;
Zona "3" - I comuni inseriti in questa zona possono essere soggetti a terremoti di modesta entità;
Zona "4" - È la meno pericolosa. Nei comuni inseriti in questa zona le possibilità del verificarsi di danneggiamenti sismici sono da considerarsi "basse".

File in allegato:
Microzonazione Ferrara

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